Phantagiustica

Racconto favole su di te

08 febbraio, 2007

Ciò che scrivono di me

Questo è quello che scrivono di me.


31 gennaio
baustella
Avrei voluto scorrere un accenno alla nostra futura lontananza. O forse lontani lo siamo già. Eppure ho bisogno di parlarti, non credo al recuperare, ma almeno voglio spiegarmi.
Io penso spesso a te. Con rabbia fastidio e malinconia.
Perchè non torneremo più vicini, perchè non percorreremo più le viuzze primaverili chietine a rinchiuderci nel supercinema. Perchè non litigherò mai più quanto l'ho fatto con te, perchè non troverò mai più una persona così fastidiosa acida e fantastica. Perchè i baustelle restano e coraggio non l'ho avuto. Perchè quando ho iniziato a farti male sapevo che non avrei potuto mai più rimediare, perchè l'originalità è l'unica cosa che riesco a distinguere tra il bene e il male. Perchè non torneremo mai più in sezione insieme, perchè non andremo a londra a litigare per un fascinoso ragazzo british che fissavi, perchè mai più ti arrabbierai per una meno fascinosa ragazzina conterranea e brilla, perchè i doors perchè paolo rossi perchè gli afterhours perchè i tuoi verdena perchè sei cuore di tenebra e io un po' del corvo joe. Perchè il fictio non sarà mai più come quella sera che era un po' la prima e un po' l'ultima e io biascicavo termini insicuri, guardandoti di nascosto e pensando alla mia imbranatezza e alla tua minuta forza interiore. Perchè mi mancherai come, forse, nessuno, baustella, sei il sorriso di un marzo matto e triste, con i tuoi squarci di felicità e la mestizia che non sai da dove viene e mai ti abbandonerà, perchè in fondo tu ami la tua malinconia e le tue emozioni e la tua vita e le tue lacrime sono quasi sempre un segreto.
Addio.



E io me ne sto sola, ad ascoltare una canzone che mi fa piangere. Con le lacrime che scorrono penso che forse si, riesco a far male.

27 gennaio, 2007

una canzone per te

Vasco Rossi mi è sempre stato antipatico.
Lui mi è antipatico, come la sua musica.
Però questa canzone non mi ha mai dato fastidio, anzi.
Mi addolcisce il cuore.
Forse perchè penso che non saprei dire di no.. ad una canzone per me.
Che se davvero qualcuno sapesse scriverla, una proprio per me, allora sarebbe fatta.
E' sabato. Tra poco devo uscire. Ho voglia di cena, luci rosse e vino.
Fa freddo da qualche giorno.
Sabato scorso sembrava luglio, in cinque nella panda all'una e mezza.
A maniche corte, la radio alta, il mare.
Oggi è gennaio.
'E io continuo a parlare di te... e chissà pure perchè.'
L'assemblea di oggi l'abbiamo organizzata abbastanza bene.
E' stata interessante.
Il relatore una persona sensibilmente affabile.
Sono tornata e mio fratello si è perso nei suoi discorsi.
Mi ha fatto vedere le foto scattate in Kenya al Social Forum, le zebre, le baracche, una bambina strepitosa.
Mi ha raccontato d'essere stato male.
La sua sensibilità non ha limiti e comprendo cos'abbia voluto dire.
Vedere ragazzetti sniffare colla per strada, vivere in quella discarica a cielo aperto.
Aveva gli stessi occhi tristi di quando era tornato dal viaggio in Palestina.. e m'aveva raccontato d'aver visto delle ragazze soldato alte come me, esili come me, con dei fucili a tracolla che pesavano il doppio di quello che io sopporterei.
In questi giorni appare stanco, mi dispiace.
Vederlo triste è una delle cose che mi fa più male.
Io continuo a pensare, d'aver fatto (o no) la cosa giusta.
Certe volte torno sola. Oggi ho ripensato ad aprile, il mese più brutto dell'anno scorso. Alle crisi di pianto. Ho capito che mi ci è voluto un bel po' per superare.E che non accadrà più.
Sto imparando ad allontanarmi dai fatti.
Sto imparando a vivere la vita con la mente più fredda, il corpo distante. Il male che mi sono fatta, rimane a me.
Stamattina sentendo parlare quell'uomo mi è venuta una stretta al cuore.
Ci ha detto.
Potrei raccontarvi del loro dolore, potrei farlo. Ma alcuna parola riuscirebbe a descrivervi pienamente Quel dolore. Come i vostri, non potrete spiegarli. Siamo mondi, ed il dolore rimane nostro. Soffermatevi a pensare. I limiiti della parola.
L'immensa INCOMUNICABILITA' DEL DOLORE.
Ecco mi si sono bagnati gli occhi. Ho pensato che tutt'una vita sono stata zitta coi miei perchè, e man mano i miei dolori, la mia solitudine, si sono ingigantiti perchè tristi, vuoti, silenziosi.
Non ci ho neanche mai provato, a desriverlo, il dolore.
Pensare ai miei minimi affanni mi distrugge.
Pensare a quel che può essere stato per altri, milioni di volte peggio, mi fa sentire colpevole. Di non aver apprezzatto nulla.
Tutti mi ripetono che ho una vita perfetta.
Sono la sola a non vederlo Mi dicono.
Sei intelligente, carina, sempre al centro dell'attenzione. Hai un mucchio di persone che ti vogliono bene, le occasioni che vuoi.
Eppure. Possibile che mi sia sentita da sempre di un pianeta diverso?
Possibile che tra le 1000 chiacchiere che mi escono ogni giorno non ce ne sia stata una più sincera dei miei pianti, non sia mai riuscita a darmi, del tutto?
Oggi mi han detto.
C'è una poesia stupenda.

Lei mi disse 'Ti amo'.
Le risposi 'Conosci la mia pena?'
Lei mi rispose 'No'.
E io le dissi di nuovo 'Come puoi allora dire d'amarmi?'

Una canzone per te, non te l'aspettavi eh.

19 gennaio, 2007

La soluzione

Avevo un problema e credo d'essere giunta alla risoluzione.
Tutto merito di un paio di ricerche telematiche azzeccate, impellenti.
Sono stata costretta ad abbandonare seneca, petronio, il de ira ed il satyricon.
Non che mi dispiacesse troppo.
C'è un bel tipo che supplisce nella mia scuola, non arriva ai 30. Eravamo entusiaste all'idea di averlo..già immaginavamo un paio di cenette extracurricolari. Bè ce ne è toccato un altro, una sorta di mago Udinì dei giorni nostri che ama in particolar modo il PI GRECO, i cellulari che suonano in silenzio, i motori diesel.
Il solo pensiero che un esagitato del genere possa venire a chiedermi all'esame qual è il regime migliore della coppia.. bbbrrrrr...mi inorridisce.
Viste le modifiche? Tre esterni, 6 materie fuori.
Per me una contentezza: latino, greco, matematica, fisica, storia e filosofia.
Tutta gente che se ne va. In pratica rimane il peggio. Preferivo un paio di panini a quelli lì.Sarà divertentissimo il momento algebrico,trigonometrico, come preferite. Dunque oggi avevo serie difficoltà con l'Udinì che mi parlava d'una semplice circonferenza..immaginate domandine da matematici d'industriali.
Ma questo è altro.
Domani devo uscire all'alba. Dato l'impegno gastronomico(gioia e il suo pranzo) mi toccherà portare il pandino sin dal mattino, trovargli un posto tranquillo e lasciarlo 5/6 ore in balia della città. Se non fosse che ci saranno si e no 5 posti parcheggio..che dovrò ottenere con ardui sforzi, battendo la concorrenza in quanto ad orario. Per così dire, mi sveglierò al sorgere dell'aurora per parcheggiare il mio fido compagno che altrimenti dovrei portare con me. Ma non credo apprezzerebbe troppo Ovidio.
Ho riletto qualche post di diverso tempo fa.
Quasi un annetto.
Bè scrivevo molto meglio, le parole erano decisamente più vive. Sarà stato l'entusiasmo, sarà stato l'anno che non c'è.
un po' di malinconia m'è venuta.
Non mi pare d'esser progredita, anzi. Il passo gambero non mi ha mai fatta impazzire. Ho letto la recensione che scrissi circa il Luttazzi dell'anno scorso. Bè torna a febbraio da queste parti e non credo di perderlo,corsi e ricorsi. Storici.
In questi giorni non so perchè pare essere bella e pronta l'idea del politecnico, architettura,design..l'ho detto a Chupi e si è entusiamata tantissimo. Pensarmi lì a Milano non mi dispiace.
Dice che avrebbe voluto tanto, ma che non aveva avuto il coraggio. Di dirmi, sali Ggggiiiiuuuuliiii.
Meno incoraggianti i test, ho dato qualche sguardo.
Piuttosto proibitivo per una romanticona poco tecnica.
Una causa persa in partenza, credo.
Dovrei tornare a studiare.
Solitamente smangiucchio decine di pagine al volo, saltellando qua e là, in macchina lungo il tragitto. Ma dato che domani non ci saranno autisti dovrò basarmi sulle conoscenze serali che prontamente aggiornerò all'istante.
Gli ho chiesto come stava, mi ha risposto dopo un giorno abbastanza bene.
Lapidari entrambi, evidentemente le grandi incazzature non lasciano spazio a troppe parole.
Riprenderò a scrivere un dì quando avrò più tempo, meno sonno e qualche rivoluzione russa in meno da studiare. Dolce serata_Giuli

10 gennaio, 2007

Una vecchia storia

Arrivai.
Sapevo di essere in ritardo, seppure di poco. Questo lo avrebbe stizzito ancora di più ma poco importava a quel punto.
Scesa dall'auto mi sembrava ci fosse qualcuno affacciato a guardarmi e mi sentii colpevole, per quello che stavo facendo.
In quel viale, davanti al palazzo nessuno.
Gli telefonai e gli dissi di scendere ma lui mi fece salire, lì in quella casa.
Era passato un anno e mezzo dall'ultima volta. Nonostante da mesi fosse rientrato nella mia vita, a nessuno dei due era mai venuto in mente di tornarci insieme.
Presi le scale perchè mi accorsi di non ricordare il piano dell'appartamento, e un po' me ne vergognai. La notte mi aveva già incupito.
La porta era socchiusa. Entrata, tutto com'era è.
Riconoscevo ogni particolare, molto tempo mi era servito tra quelle mura. Lui gironzolava per casa noncurante, mi salutò freddo. Eravamo già lontani. Non ebbi il coraggio di voltarmi verso la sua stanza, troppi ricordi. Arrivata nella sala riconobbi i divani uno di fronte all'altro e ricordai la prima volta che avevo messo in piede in quella stanza.
Avevo quindic'anni, una mattina. Lui mi era venuto a prendere ed eravamo andati a casa sua, soli. Ero intimidita dal suo mondo, stavamo insieme da poco. Lui aveva unito i divani e ci eravamo stretti abbracciandoci in silenzio per un paio d'ore. Entrambi capimmo che sarebbe stato importante ma forse non avrei immaginato di ritrovarlo dopo quasi quattro anni .
Prese la giacca e io gli dissi di metterla dove capitava, mi sarebbe importato poco del cappotto sgualcito. Si era allungato sul divano di fronte sorseggiando un po' d'acqua da una bottiglietta.
A nessuno dei due sembrarono uscire le parole giuste.
La conversazione iniziale fu scarna e ciò mi innervosì ancor di più.
Gli chiesi cos'aveva da dirmi, troncando le buche di silenzio.
Disse che l'avevo deluso e mi fece male.
Che avrebbe voluto avermi, un paio di settimane, col cuore pronto ad abbracciarlo. Che aveva sperato in noi, che nulla era qualcosa per lui senza me.
Lo attaccai, dicendogli che tutto s'era perso perchè
entrambi non avevamo nutrito forti intenzioni.
In realtà sapevo bene di parlare solo per me.
Ma temevo di dirgli che non l'amavo. Che forse si, una volta, un paio d'anni fa. Quella ragazzina l'amava perchè lui le aveva dato qualcosa di diverso. Forse l'amavo, stringendolo in macchina. L'amavo all'uscita da scuola, amavo i pomeriggi e anche i suoi atteggiamenti. Ma ora no.
Mi chiedevo perchè, dopo un anno di silenzio, avessi voluto continuare a vederlo. Gli volevo bene, e quello era vero. Ma l'amore è un'altra cosa, ti fa perdere la testa. E io la testa l'avevo ben salda.
Era arrabbiato e fu brutale.Mi disse che gli avevo raccontato balle, che non ero pronta per lui, per noi.
Mi disse che aspettava da mesi che io salissi su a Bologna per viverci l'un l'altro. Che pensava saremmo stati insieme, mesi, anni. Che vedeva in me una certezza, che lui l'Amore l'aveva. E forse mi aveva sfiorata ma ora, ora non più, no.
In un primo momento avevo cercato di rispondere. Sapevo perchè aveva esitato ad aprirsi in questi mesi.Me l'ha sempre detto.
Aveva paura che rovinassimo tutto, come quasi due anni fa. Quando dentro quella macchina gli dissi che forse non l'amavo più, che sarebbe stato meglio perderci. Sapeva che non eravamo visti per un anno, che ricominciare comportava dei rischi. E forse in quel momento aveva deciso, dicendomi quelle cose, di farmi male.
Come io ne stavo facendo a lui.
Gli dissi che non me l'ero sentita di andare da lui, queste settimane. L'ipocrisia non m'appartiene, non lo desideravo perchè sapevo di fingere.
Iniziò a bagnarmi di frasi dette male, di parole nere. Decisi di non rispondere, avrei ulteriormente peggiorato la situazione.
Mi imposi su quel divano di non far uscire una lacrima, non gliel'avrei data vinta.
Continuò per venti minuti. Io in silenzio. Mi disse che avevo cercato scappatoie, che l'avevo preso in giro sapendo che lui mi amava.
Mi disse che io si, gli avrei dovuto dare solo poco in più. Per renderlo felice. Ad un certo punto staccai il cervello, ripensai a tutto questo tempo. Mi sentii sciocca. Ricontrarlo dopo un anno mi aveva fatto un certo effetto ma sapevo di essere un'altra persona. Lui non mi aveva dimenticato, amava me ancor di più per quello che ero diventata. Io cercavo altro.
Pensai che lo stavo perdendo, e che questa volta mai più sarebbe tornato.
Che i miei anni del liceo, nel bene o nel male, li aveva dipinti.
Che avrebbe voluto vivere con me,una storia.
A forza uscirono un paio di lacrime. Ma nulla di più.
Ripensare alle urla di qualche minuto prima mi straziava.
Mi disse che s'era fatto tardi, che gli avevo detto di avere un impegno. Mi alzai offesa, presi la giacca e mi avviai verso la porta.
Sul pianerottolo, entrambi in silenzio, decidevamo nelle nostre teste la giusta frase da apporre a quel quadro.Non so come,in un battibaleno avevamo ricominciato ad urlare ed eravamo tornati in casa per evitare di svegliare il condominio.
Gli dissi che mai avrei pensato di sentire certe parole dure da lui, mai. E nel frattempo ero incazzata con i singhiozzi che in quel momento mi sarebbero dovuti morire in gola, non volevo farmi vedere così ferita. Da quelle frasi.
Gli chiesi come poteva, come avrebbe potuto.
Gli dissi che lui una delusione vera non l'aveva mai provata. Che non sarei stata io la peggiore.
Gli chiesi se aveva qualcos'altro da dirmi. Lui mi rispose con la stessa domanda. Gli dissi che qualcosa avrei detto, prima di sentirmi così. Gli avrei detto mi hai fatta crescere, sei stata la prima persona che mi abbia fatto sentire metà, ti ho voluto bene e te ne voglio.Ricordo ogni minuto trascorso a parlare, ogni confidenza. Non l'avrei voluto perdere di nuovo, avrei voluto averlo, anche solo qualche volta al telefono. Una frase ogni tanto, per ricordarmi cos'era.
Eppure non volli dir nulla. Solo che semmai avesse voluto, avrebbe saputo dove trovarmi. Lui disse lo stesso.
Andai via, a passo svelto, senza voltarmi per le scale,iniziai a piangere. Sentii la porta chiudersi all'inizio della rampa e riaprirsi poco dopo. Lo sentii scendere le scale di fretta quand'ero davanti al portane e lo vidi arrivare trafelato.
Mi carezzò la testa e mi disse che anche se mi aveva detto quelle cose, anche se m'aveva ferita, mai a nessuna avrebbe voluto il bene che aveva voluto me, che mi voleva. Si voltò e andò via. Senza altre parole. Io rimasi china in un angolo davanti al portone a piangere pensando a quello che era stato, a quello che era .
Dopo poco aprii la porta ed uscii per sempre.
Dalla sua vita. Tornai di corsa in auto col volto rigato dalle lacrime ed iniziai a perdermi nella notte.
Avevamo chiuso il libro della nostra storia.

03 gennaio, 2007

Nuovo anno

Nuovo anno,nuovo mood.
Quel che rimane del vecchio, virtualmente parlando, è una scia di radi post. Sono serena.
Certo il capodanno non mi ha mai fatto simpatia, l'altra sera uscita mi veniva da piangere. Non capisco cosa si debba festeggiare. Tutto quel tempo che scorre via e non ritornerà, nulla di bello a parer mio.
Ma forse si pensa di fregare la vita con lo spumante, dicendole, hai visto si, non importa se non sono più quello di ieri,non importa di quello che sarò domani, non ho paura. Di te.
Dunque è finito il 2006.
Solitamente questo periodo è per me di bilanci.
Mi guardo indietro e mi rivedo, scelgo il meglio e butto il peggio nella testa.
Ancora tu.Non mi sorprende lo sai.Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?
E come stai?Domanda inutile. Stai come me, e ci scappa da ridere.
Si stai come me, come tanti.
Lo scorso anno è stato davvero pieno.
Me ne sono accorta l'altra notte, mattina.
Quando tornavo.
L'unica cosa che di decente mandava la radio alle 5 del nuovo anno erano i muse.
Ho alzato il volume e nella testa ho mandato a ruota l'album dei ricordi.Ho fatto scorrere le lacrime guidando, di notte.
Da sola. Ho scelto di essere sola e sono stata bene. Sono diventata maggiorenne, ho visto bei posti, ascoltato belle canzoni,parlato di argomenti belli. Ho guardato occhi interessanti e scambiato pareri contrastanti, ho vissuto le cene rossiccie, le canzoni in macchina. Ho comprato, venduto,bevuto,mangiato. Ho incontrato e mai pentita, forse mai.
Ora sono qui. Ancora tu, ancora io.
Mi ritrovo nuova in un nuovo anno, un nuovo mood.
Forse il più importante, per me.
Devo scegliere cosa fare della mia vita, di me.
Andrò via, credo.
Una nuova vita, lascerò Chieti e l'aperitivo,il fictio, il nulla fare.
Lascerò le facce solite, la tranquillità, la mia camera.
Forse prenderò lettere, perchè nient'altro mi appassiona.
Forse con un colpo di testa m'iscriverò ad architettura.
Forse forse.
Troverò quello che cerco. Ora no, non ce la faccio.
Non posso dare quello che mi si chiede. Dentro ho solo me, tanto affetto ma non Amore. Inutile prendersi in giro.
Ieri parlavo con Ilaria, una chiacchiera lunga. Ho pianto anche con lei. Forse è periodo.
Le ho detto, istintivamente. Certe persone te le porti dentro e basta, per sempre. Ti rimangono dentro e non se ne vanno, mai. Di amicizie vere ne rimarranno poche. La mia manzu, forse ci ritroveremo e non ci lasceremo. Daniela resterà qui e passerà il test per medicina, tranquillamente. E io la vedrò meno e sempre meno, ma ci sarà. Chupi tornerà a Milano e continueremo a sorriderci da lontano, non dicendo anche quello che c'è. E se salirò a Bologna la rivedrò più spesso, perchè infondo sono due ore di eurostar. Gli altri non so. Non mi importa poi molto. Di mia madre, si di lei. Che non sopporta il solo pensiero d'avermi lontana, quello mi farà male.
Mi mancherà Chieti, borghese piccola chiusa, dolce.
Scuola. Quei due corridoi stretti e i capitelli davanti alle porte. Seneca, Tacito, Lisia. Cinque anni di mattine. Sei mesi e poi chiudo, me ne vado. Con un voto tra il 90 e il 98. Lo so.
Ho paura, ma è giusto che sia così.
Gli anni che vanno mettono tristezza, quelli che arrivano forse entusiasmo. Io rimango nel mezzo, e non vorrei muovermi. Forse tornare all'inizio di queste vacanze. Il sonno, buono. Le chiacchiere e le cene da manuela. Il pandino, the prestige l'altra sera. E invece da lunedì mi ributtano nella vita reale e ricomincio ad aspettare che finisca. Un altro anno. Un bacio.

01 ottobre, 2006

La gente come me

La gente come me di solito è nata e cresciuta in un posto tranquillo col giardino.
Ha i gatti senza nome che incontra sporadicamente tra un cespuglio e l'altro della selva domestica.
Un vialetto, le scale di cotto davanti al portone, il cancello e le persiane verde smeraldo come se fosse una cosa normale. Ha creduto che lo fosse fino a 12 anni. Quando ha capito che l'altra gente in casa non ha porte rosso lacca, e non ha finestre con le persiane verde smeraldo.Ma infondo è bello così, per certa gente come me. Concedersi una porta rossa e le pareti blu, un mezzo riscatto dagli altri muri, quelli di tutti gli altri giorni.
La gente come me è quella che sin da piccola si è fatta avanti un po' per tutto, la ballerinetta della casa, la capoclasse, la simpaticona.Quella con la chiacchiera facile e l'occhio loquace, quella con la risposta pronta e l'idea giusta.
Quella che passano gli anni ma è sempre lì, a passeggiare sola con la sua colonna sonora in testa, con le canzoni che si mischiano ai pensieri e ne esce fuori una cosa un po' strana, un misto di cerebro-melodia post rock.
Quella che conosce un mucchio di persone ma per davvero non la conosce nessuno, perchè parla tanto di tutto e tanto poco di sè, perchè perde la chiacchiera per certi affari di dentro.
Dunque questa gente così solitamente ha la faccia felice, un sorriso abbastanza naturale. Dice sempre la sua ed è sempre in mezzo. Ha i capelli a posto, una collezione di borse porta-esistenza.
Stronca tutti con l'ironia tagliente ma è di un permaloso travolgente, più che pesante.
Si affeziona e smiela da far pena e accompagna il tutto con esasperante gelosia adolescienziale.
E' quella gente che ha girato non troppo ma si convince che i posti che ha visto lei, quelli si, sono i più belli dal mondo. Freschi a dire che ne esistono di luoghi speciali che ti fanno venire le stelle negli occhi, i battiti alati le mani che gocciolano di commozione. Con una minima esperienza di atolli greci e boulevard quella gente ti risponde che il meglio già l'ha visto e le foto migliori le ha intesta. Ma se la vuoi portare da qualche altra parte lei non rifiuta mica, ti appoggia anzi.
Di solito è gente attaccabrighe. Nel senso che se non fossi come lei, riusciresti a litigarci con estrema facilità. E' presuntuosa da infastidire ed alza la voce abbastanza facilmente, le tapperesti la bocca. Se la prendi nel momento peggiore, certa gente te ne dice quattro, sei, otto.
Te ne dice di cattive per davvero.
Poi magari si pente ma raramente si viene a scoprire.
Questa gente ama starsene da sola a piangere con una canzone triste sotto che le fa da coperta, ama dormire perchè si risveglia stordita e certe volte è meglio, dimenticare tutto il resto e vederci sfuocato. Ama mangiare e odia quelle fissate con le diete, con le taglie.
Ama le belle parole sussurrate e scritte, le emozioni forti per pochi eletti.
Dice certe cose in certi momenti, che forse non dovrebbe.
Si prodiga nel dare male e bene di sè poi magari quello che lascia e tanto e male.
Quasi sempre scrive cose sue che non fa leggere a nessuno, neanche alla gente uguale a quello che dovrebbe essere lei. Vive di citazioni incollate ai quadri che da sola si dipinge con le situazioni di ogni giorno, uguali ai post-it che le incolla la madre vicino alla colazione.
E' la gente come me, quella che vive aspettando qualcosa di importante che magari non merita, che si aggancia giusto a due tre persone e a niente più, perchè cosa vale tanto sforzo?
Quella che legge un bel libro tutto d'un fiato perchè se stacca per la cena, per il pranzo, per il resto perde quello che c'è di bello, le lacrime.
Quella che pensa che la malinconia ci voglia perchè rende tutto un po' romantico e patinato, un po' bianco e nero.
Un po' filmato anni cinquanta, un po' vento sul ponte che ti accarezza i pensieri, quella che quando è felice pensa di esserlo e che vorrebbe fermarlo quell'attimo perchè sa che ce ne vorrà di tempo prima di riaverne.
Cosa dire della gente come me che ha ammassi di vestiti colorati e poi per le cose importanti ripiega sul nero, che non ama l'azzurro addosso ma non le dispiace se c'è in cielo e non si rammarica se piove, per davvero, perchè la pioggia ti fa scolare il trucco e ti lascia infreddolito quando viene che già fa fresco, ti lascia l'umido addosso e ti mette il raffreddore che te lo fa ricordare. Quella che che ogni tanto per strada ti viene incontro e sei costretto a tirarle una botta perchè va col passo bello svelto e si prende pure l'insulto di un passante. Che ci ripensa , e da dietro l'angolo sente una voce raccontare la storia di quello strano tipo di mezza età che ha incontrato alla villa.
Pensano che la gente così sia tutta bella e fatta, forte. Che certe cose non funzionano, se non c'è. Poi non sanno che è quella gente che da sola non sa fare di sè quello che dovrebbe, non trova la voglia di risolvere. E quando tu mi lascerai io mi innamorerò di cose più importanti.
E' quella che come me proprio non ce la fa ad avere la festa dentro di sè quando fuori fa freddo.




02 settembre, 2006

Che cosa c'è



C'è di strano che ieri avevo il sole addosso nonostante l'aria fosse rinfrescata, c'è che ero piena di voglia di fare, di dire. Ero sicura che sarebbe stato il momento giusto, per tornare a scrivere. Poi ho iniziato e ho capito che avrei dovuto aspettare. Certi moti intenzionali vanno collaudati, inaspettati irrompono non sempre gestibili. Ci vuole preparazione.
Con un po' di commozione ascolto la mia phantastica e mi faccio tocare il cuore. Oggi sono stranamente triste. E non succedeva da un po'.
Ho letto cinque minuti fa certe parole piene di rancore, di chi dice che sono colpevole. E proprio in quel modo, quello che faccio non crea più attenzione, non coinvolge. Certe cose fanno male.
Apro il post con quest'immagine incantevole che mi ha accolta, la prima sera. La favola che mi si è aperta dinanzi lì a praga, mi ha resa più vulnerabile e mi ha fatto comprendere che infondo non ne so poi tanto. Pensate che meraviglia, stremata dal viaggio, intimorita dal soggiorno da affrontare con le sue difficoltà, alzo lo sguardo e una bella sera la folla e lo splendore del ponte carlo in tutta la sua maestosa lucentezza favolosa. Voglia di piangere dalla gioia per certi quadri che solo immagini. Agosto è stato questo, un po' la voglia di fare e di vivere che avevo lasciato per strada certi mesi fa, la spensieratezza.
La tranquillità che mi sono cucita addosso tutta l'estate per pulire un po' i casini degli ultimi tempi.
Il mese è iniziato così con questo viaggio che mi porterò nel cuore. Con Francesca, compagna di soggiorno complementare, già collaudata come tale.
Sono sicura che questa Praga se la ricorderà anche lei in modo diverso.
La città ha superato tutte le mie aspettive, mi sentivo vera in uno scenario da favola.
L'atmosfera bohemien delle caffetterie art nouveau, gli incontri fugaci e le risate lì così lontane.
A chi mi dice che avrei potutto scegliere un posto più caldo, più estivo per questo mese d'agosto, rispondo che mai l'avrei cambiata la mia praga.
Come due innamorate ce ne andavamo in giro vicine e ci scherzavamo su, quell'atmosfera da fidanzamento ci faceva sorridere. Ho cercato di non perdere nulla di quello che c'era, ho incontrato la pioggia ed il cielo terso che pure ci stava e pare essere una costante dei miei viaggi più significativi.
Ho avuto modo di pensare, a quante cose posso fare al mio glamodrama che non c'è.
E mentre mi pioveva addosso, in mezzo a quel freddo di novembre pensavo che forse anch'io sarei cambiata, nonostante mi ostinassi a rimanere me sempre e comunque.
Non so meglio descrivervi la cornice di quei giorni d'estate e la complicità con Francesca. Gli stessi pensieri sposavano il posto, lo stesso splendore negli occhi.
Abbiamo conosciuto un mucchio di gente interessante e questo non mi è dispiaciuto.
Sicuramente quelli con cui abbiamo più stretto sono tre tipi di como, Il biondo, Alessio e Claudio, quest'ultimo riportante una notevolissima somiglianza con un tizio di nostra conoscenza. Certi tizi che se ne stavano in un gruppo post-ska. Tranne il biondo, heavy metal.
Stoici ci hanno accompagnate per un paio id giorni assecondando i nostri interessi, discutendo di ccassuuèèlllaaaa e piatti tipici nordaioli guerreggiando e scontrandosi con porchette e parrozzi d'abruzzo che tiravamo fuori per tener testa.
Abbiamo bevuto tanta di quella Pilsner da preoccuparci d'essere ancora fatte d'acqua, abbiamo riso come poche volte per le stupidate che mi venivano in testa, giocato a morra cinese a mezzogiorno per decidere a chi toccasse per prima andare a fare la doccia con ripetute e schiaccianti vittorie della compagna, ci siamo bagnate da morire e abbiamo mangiato da scoppiare, ingozzandoci di carne crauti e torte mirabolanti.. Abbiamo girato per girare, visto castelli e cattedralai, ci siamo quasi commosse davanti a certe vetrate che riempirebbero anche certi cuori così bui da perdersi, e da quella torre con praga ai nostri piedi credodi aver pensato la stessa cosa che ha pensato lei: in quel momento nessun posto sarebbe valso quel metro quadro con vista paradiso.
La vacanza è stata splendida, dal giovedì la nostalgia in previsione della domenica ci uccideva. Unico casino madornale l'ultimo giorno, nel mezzo dei festeggiamenti più strabiliosi. In un pub poco raccomandabile con tavolo inverosimile che dividevamo con certi comaschi di cui già vi ho parlato, francesi ( piuttosto considerevoli) ragazze olandesi e spagnoli in canotta cover band sfrenata dei guns. Qualcuno le ruba la borsa con i documenti alle cinque del mattino mentre io mi perdevo tra le mille luci ceche presentatemi dalla pilsner. La corsa in ambasciata sotto la pioggia, la porta sbattuta in faccia, lo sconforto e la denuncia in quella stazione di polizia.. io che torno nell'ostello malfamato alle sei e mezzo e col mio visetto sveglio il padrone neo hippi dicendogli che gli ho perso la chiave in un inglese biascicato, lei che corre in cerca delle foto da fare, io che butto roba in valigia ed esco dopo questo after un po' obbligato rifacendomi praga a piedi con le valigie, con i comaschi, la corsa col documento d'urgenza in aereoporto. Arrivo a fiumicino e mi accorgo che sono a casa, non dormo da quarantotto ore e ho una felpa mentre lì fa caldo.
Torno e mi per nel sedile pensando a quello che è fionit.
Non tanto mare di lì a poco perchè il tempo non ci è stato troppo amico, iniziano frequentazioni da definire mi impongo la tranquillità.
Me ne sto sempre in giro ad aperitivarmi e a non pensar troppo, mi alzo tardi e sposo il nulla fare. Il legame col pandino si fa sempre più stretto e io sono in parte felice,lì, la sera a bon bon in piazzetta a g.b. vico. Capisco che tra poco mi tocca affrontare quest'ultima annuale fatica ed ora come mai ne farei a meno. Confido in qualche soleggiata di fine stagione per perdermi di nuovo sulla sabbia, ma chissà quanto c'è da sperare. Da domani già le cose cambiano, la gente va via e non posso fare nulla.
Non ho deciso quello che avrei dovuto decidere me la sono presa comoda e ora basta, io non ho ancora esami da preparare per me, almeno per ora, non ci saranno partenze solo attese. Qui in bilico.
In questo posto che è il non so.
Poi tra dieci giorni torno a scuola e magari un po' mi ringrigisco come già faccio oggi, forse si.
Riperdo i piaceri della serenità per nulla.
Ora vado è meglio così.
Vedo te, io e te, niente conta infondo.